Guida completa ai 200 fattori di posizionamento per Google nel 2019

Guida completa ai 200 fattori di posizionamento per Google nel 2019

Potresti già sapere che Google utilizza più di 200 fattori di ranking nel suo algoritmo. Ma sai quali sono? In questa guida ho deciso di raccoglierli tutti.

Pubblicato il 23 Luglio, 2019

Scritto da Matteo Feduzi

Google, SEO

Se sei qui è perché conosci l’importanza di un buon ranking su Google.

Questo ci permette di raggiungere una porzione di traffico molto più ampia e di conseguenza aumentare le nostre possibilità di profitto.

Proprio per questo ho deciso di creare una guida il più completa possibile sull’argomento.

Alcuni dei fattori che troverai qui sotto sono stati provati, mentre altri provengono dal pensiero dei maggiori specialisti SEO al mondo.

Questa guida rimarrà in costante aggiornamento.

Fattori di dominio

1. Età del dominio: In questo video, Matt Cutts di Google afferma che:

“La differenza tra un dominio che ha 6 mesi e un altro che abbia un anno non è affatto così grande.”

In altre parole, considerano l’età di un dominio, ma non così tanto come si potrebbe pensare.

2. Durata della registrazione per un dominio: Un brevetto Google dice:

“I domini (legittimi) che offrono valore, sono spesso pagati per diversi anni in anticipo, mentre i domini (illegittimi) vengono usati raramente per più di un anno. Pertanto, la data in cui un dominio scade in futuro, può essere utilizzata come fattore di previsione della leggitimità di un dominio.”

Perciò, quello che vi consiglio, se ne avete la possibilità, è di pagare e registrare il dominio per i prossimi 3 anni.

3. Storia del dominio: Se acquisti un dominio, precedentemente penalizzato da Google, potresti ritrovarti con le vecchie penalità.

Proprio per questo ti consiglio ti effettuare una ricerca accurata e vedere se il dominio che vuoi acquistare è stato precedentemente penalizzato.

4. Parola chiave presente nel dominio di primo livello: Se il tuo dominio è “www.ortobotanico.it” avrai più possibilità di essere posizionato per la parola chiave “orto botanico”.

Questo perché fungerà da segnale di pertinenza e indicherà a Google che il tema principale di cui parlerai nel tuo sito potrebbe proprio riguardare “l’orto botanico”.

Pur avendo un impatto tutt’oggi, questo funzionava particolarmente tempo fa, prima dell’introduzione del nuovo algoritmo Hummingbird di Google.

5. Parola chiave presente all’inizio del dominio: Un dominio che inizia con la parola chiave ha un vantaggio rispetto ai siti che non hanno quella parola chiave nel loro dominio o che hanno la parola chiave nel mezzo o alla fine del loro dominio.

Per capirci meglio, il dominio “www.seomasterspecialist.it” ha maggiori possibilità di posizionarsi per la keyword “seo” rispetto al dominio “www.masterspecialistseo.it”.

6. Domini a corrispondenza esatta (EMD): I domini a corrispondenza esatta potrebbero portarti un leggero vantaggio, specialmente per quanto riguarda il posizionamento a breve termine.

Un esempio di dominio a corrispondenza esatta è www.parolachiave.com.

Se il tuo “Exact Match Domain” è però un sito di bassa qualità, potrebbe essere vulnerabile al nuovo algoritmo EMD di Google.

7. Estensioni dominio di primo livello per paese: Avere un dominio di primo livello (TLD) del paese (.it, .es, .fr, .de, ecc.) aiuta il posizionamento il quel determinato paese.

Al contrario però, non aiuta il posizionamento globale.

Proprio per questo se il tuo obiettivo è quello di arrivare a un pubblico mondiale una buona estensione potrebbe essere il .com.

8. Keyword nei sottodomini: Le informazioni veicolate tramite i sottodomini erano molto considerate dai vecchi algoritmi di ricerca negli anni ’90.

Nel corso degli anni duemila la loro importanza è andata progressivamente riducendosi a causa dell’abuso di utilizzo e della dilagante attività di web spam tramite sottodomini.

Il proprietario di un dominio può, infatti, aprire numerosi sottodomini (domini di terzo livello) per una mera finalità di posizionamento sui motori di ricerca e senza avere una finalità di organizzazione contenutistica.

9. WhoIs pubblici vs privati: Le informazioni private su WhoIs possono indicare a Google che “stai cercando di nascondere qualcosa”. Matt Cutts ha dichiarato:

“… Quando ho controllato su WhoIs, avevano tutti “il servizio di protezione della pivacy di WhoIs” attivo. Questo è solitamente inusuale. …Avere la privacy di WhoIs attiva non è una cosa negativa, ma una volta che si ottengono molti di questi fattori tutti insieme, si può parlare di un tipo di webmaster molto diverso dagli altri che hanno un singolo sito o poco più.”

10. Penalizzazioni al proprietario tramite WhoIs: Se Google identifica il proprietario di un sito web come spammer è più che normale che controllino anche tutti gli altri siti di sua proprietà.

Fattori di livello della pagina

11. Keyword nel tag title: La frase chiave nel tag title, pur non essendo più importante come una volta, rimane uno dei segnali più importanti di SEO on-page.

Questa dovrebbe essere, se non uguale, comunque pertinente alla keyword e all’argomento trattato.

12. Tag title che inizia con keyword: Secondo vari test le parole chiave più vicine all’inizio del tag title possono avere un impatto maggiore sui ranking delle ricerche.

Inoltre, considera che l’utente tende a scansionare meglio le prime due parole di un titolo.

Ciò vuol dire che formati come:

“Nome brand | Categoria brand | Nome articolo”

Non sono il massimo ne per quanto riguarda la SEO ne per quanto riguarda la ricerca dell’utente.

13. Keyword nella meta description: Dal 2009 Google non utilizza più la meta description come fattore di posizionamento. Questo può però influire sulla percentuale di clic (CTR), che è un fattore di classificazione chiave.

14. Keyword presente nel tag h1: I tag h1 possono essere considerati come un secondo tag title. Insieme al tag title, Google utilizza il tag h1 come segnale di rilevanza secondario.

15. TF-IDF: È una misura statistica per quantificare l’importanza di un termine all’interno di un documento in relazione ad altri documenti simili.

Google utilizza una versione analoga, ma molto più sofisticata.

16. Lunghezza del contenuto: Gli articoli più lunghi sono probabilmente favoriti rispetto ad articoli più brevi.

Questo perché gli articoli più brevi, oltre ad avere meno contenuto, potrebbero essere considerati più superficiali.

17. Sommario: L’utilizzo di un sommario può aiutare Google a comprendere meglio il contenuto della pagina.

Inoltre, può comportare la creazione di sitelink che hanno il compito di facilitare la navigazione dell’utente.

18. Densità della parola chiave: Sebbene questo fattore non sia più importante come una volta, Google può utilizzarlo per determinare l’argomento di una pagina.

È molto importante però non esagerare e non inserire keyword dove non andrebbero, altrimenti questo potrebbe ritorcersi contro di noi.

19. Keyword di indicizzazione semantica latente nel contenuto (LSI): La LSI è un metodo di indicizzazione che, attraverso una specifica tecnica matematica, permette di identificare quali sono le relazioni esistenti all’interno di un documento.

Ciò vuol dire che se parliamo di cucina molto probabilmente Google si aspetterà parole come dolci, salati, primi, ecc. nel nostro articolo.

Inserendo queste parole chiariremo a Google l’argomento trattato e questo fungerà da segnale di pertinenza.

20. Keyword LSI nel titolo: Anche qui, come nel punto precedente, l’inserimento di parole simili può far comprendere a Google meglio la pagina web in questione.

21. Pagine che coprono l’intero argomento: Le pagine che che parlano in modo completo di un argomento sono più agevolate nell’indicizzazione rispetto a ad altre pagine che coprono solo parzialmente quell’argomento.

22. Velocità di caricamento: Google e molti altri motori di ricerca utilizzano la velocità di caricamento di un sito web come fattore di ranking.

Puoi migliorare questo dato utilizzando vari tools come Google Page Speed.

Google Page Speed
Google Page Speed

23. Velocità di caricamento della pagina tramite Chrome: Google utilizza anche i dati dell’utente su Chrome per ottenere dei dati più concreti sul tempo di caricamento di una pagina.

In questo modo, possono misurare la velocità di caricamento di una pagina per gli utenti.

24. Utilizzo di AMP: Sebbene non sia un fattore di ranking diretto per Google questo può migliorare la velocità della pagina e del design responsive nei dispositivi mobile.

25. Corrispondenza esatta di una parola chiave: Se la parola chiave per un determinato articolo è “come fare il frappé” e un utente cerca questa stessa query hai più probabilità di posizionamento rispetto a un articolo con parola chiave “frappé”.

26. Algoritmo Hummingbird di Google: Questo algoritmo, introdotto nel 2013, ha aiutato Google ad andare oltre le semplici parole chiave, ha quindi permesso di comprendere l’argomento di una pagina web.

27. Contenuti duplicati: Contenuti duplicati nello stesso sito, anche se simili o leggermente modificati, possono influenzare negativamente la visibilità sui motori di ricerca di un sito.

28. URL canonico: Il tag rel=canonical, se utilizzando correttamente, impedirà a Google di penalizzare il tuo sito per contenuti duplicati.

29. Informazioni delle immagini: Le immagini inviano ai motori di ricerca un importante segnale di pertinenza attraverso il loro nome, l’alt text, la descrizione e la didascalia.

30. Contenuto recente: L’aggiornamento di Google Caffeine favorisce i contenuti pubblicati di recente o aggiornati costantemente, in particolare per le ricerche in base al tempo.

Google, sottolineando l’importanza di questo fattore, mostra la data di pubblicazione o dell’ultimo aggiornamento di una pagina.

31. Costanza negli aggiornamenti di contenuto: Aggiornando costantemente le tue pagine indicherai a Google che i tuoi contenuti rimarranno sempre al passo con i tempi e che vale la pena continuare a posizionare questi ultimi.

Per fare ciò non basterà modificare una semplice parola ma dovrai aggiornare i tuoi contenuti aggiungendo nuovi paragrafi o rimuovendo di vecchi ormai inutilizzabili.

32. Storico degli aggiornamenti di una pagina: Anche la frequenza degli aggiornamenti di pagina hanno un ruolo positivo per Google.

33. Prevalenza delle parole chiave: La presenza di una parola chiave nelle prime 100 parole del contenuto di una pagina è correlata al posizionamento su Google.

34. Keyword nel tag h2 e h3: Inserire la keyword nei tag h2 e h3, pur non essendo un grande fattore di indicizzazione, può far capire a Google la struttura del contenuto.
Infatti, John Mueller dice:

“I tag di intestazione HTML ci aiutano a capire la struttura della pagina.”

35. Qualità dei link in uscita: Molti esperti SEO pensano che i link in uscita su siti con una certa autorità contribuisca a inviare segnali di fiducia a Google.

36. Tema dei link in uscita: In base all’algoritmo Hilltop, Google può utilizzare il contenuto delle pagine a cui ci si collega come segnale di pertinenza.

Ad esempio, se hai una pagina sulla cucina che rimanda a una pagina di giardinaggio, potrebbe non capire bene il tema principale del tuo contenuto.

37. Grammatica e ortografia: Una corretta ortografia è un segnala di buona qualità del contenuto, sebbene Cutts non abbia dato un messaggio molto chiaro su questo argomento.

38. Contenuto non originale: Se il contenuto delle tue pagine non è originale, potrebbe non ottenere un buon ranking o peggio ancora potrebbe non essere indicizzato affatto.

39. Ottimizzazione per dispositivi mobile: Spesso definito “Mobilegeddon“, questo aggiornamento ha premiato le pagine ottimizzate correttamente per dispositivi mobile.

40. Usabilità mobile: I siti web che possono essere facilmente navigabili da dispositivi mobile potrebbero avere un vantaggio nell’indice mobile first di Google.

41. Contenuto nascosto su mobile: i contenuti nascosti sui dispositivi mobili potrebbero non essere indicizzati (o non essere pesati in modo eccessivo) rispetto ai contenuti completamente visibili.

Tuttavia, Google ha recentemente dichiarato che il contenuto nascosto è ok e non dovrebbero esserci problemi di indicizzazione.

42. “Contenuti supplementari” utili: in base a un documento delle linee guida di Google Rater ora pubblico, i contenuti supplementari utili sono un indicatore della qualità di una pagina (e quindi del ranking di Google).

Gli esempi includono convertitori di valuta, calcolatori di interessi di prestito e ricette interattive.

43. Contenuto nascosto: Se possiedi dei contenuti nascosti (visibili solo con un’interazione, per esempio un click su un bottone) sappi che questi ultimi potrebbero non essere indicizzati correttamente.

44. Numero di link in uscita: Troppi link dofollow in uscita possono danneggiare il ranking di quella pagina.

45. Media: Immagini, video e altri elementi multimediali possono fungere da segnale di qualità del contenuto.

46. Numero di link interni che puntano a una pagina: Il numero di link interni su una pagina indicano la sua importanza rispetto alle altre pagine.

Più link punteranno a una determinata pagina più quella pagina avrà rilevanza.

47. Qualità dei link interni che rimandano alla pagina: I collegamenti interni da pagine autorevoli sul dominio hanno un effetto più forte rispetto alle pagine con un PageRank più basso.

48. Collegamenti interrotti: Avere troppi collegamenti interrotti su una pagina può essere un segno di un sito trascurato o abbandonato.

Il documento delle linee guida di Google Rater utilizza i collegamenti interrotti per valutare la qualità di una home page.

49. Livello di lettura: Non c’è alcun dubbio sul fatto che Google stimi il livello di lettura delle tue pagine web.

Le informazioni che poi ne traggono sono poco chiare ma alcuni dicono che un livello base di lettura aiuta a raggiungere più porzione di traffico.

50. Link di affiliazione: Molto probabilmente questi link non danneggeranno il tuo ranking, ma se ne hai troppi, l’algoritmo di Google potrebbe prestare maggiore attenzione ad altri segnali di qualità.

51. Errori HTML / convalida W3C: Un sito con molti errori HTML o di codifica errata può indicarne una bassa qualità.

52. Autorità di dominio: A parità di condizioni, una pagina con un dominio più autorevole sarà più posizionata rispetto una pagina con un’autorità di dominio più bassa.

53. PageRank delle pagine: Le pagine con molta autorità potrebbero superare le pagine senza molti link autorevoli.

54. Lunghezza dell’URL: Gli URL eccessivamente lunghi possono danneggiare la visibilità di una pagina sui motori di ricerca.

In effetti, diversi studi di settore hanno rilevato che gli URL brevi tendono ad avere un leggero vantaggio nei risultati di ricerca su Google.

55. Percorso URL: Una pagina più vicina alla home page può avere un leggero incremento di autorità rispetto a pagine sepolte in profondità nell’architettura di un sito.

56. Redattori umani: Sebbene non sia mai stato confermato, Google ha depositato un brevetto per un sistema che consente agli editori umani di influenzare le SERP.

57. Categorie: Una pagina che fa parte di una categoria strettamente correlata può ottenere un incremento di pertinenza rispetto a una pagina archiviata in una categoria non correlata.

58. Tag: I tag sono segnali di rilevanza specifici per WordPress. Secondo Yoast.com:

“L’unico modo per migliorare la SEO del tuo sito è correlare un contenuto a un altro, e più precisamente un gruppo di post l’uno all’altro.”

59. Keyword nell’URL: Un rappresentante Google ha affermato che inserire la keyword nell’URL è un “fattore di posizionamento molto piccolo”, comunque un fattore a tutti gli effetti.

60. Stringa dell’URL: Le categorie nella stringa URL vengono lette da Google e possono fornire un segnale importante su ciò che la pagina fornisce.

61. Riferimenti e fonti: Citare riferimenti e fonti, come si fa nei documenti di ricerca, può essere un segno di qualità.

Le linee guida sulla qualità di Google affermano che i revisori devono tenere d’occhio le fonti quando guardano determinate pagine: “Questo è un argomento in cui le competenze e / o le fonti autorevoli sono importanti …”.

Tuttavia, Google ha negato di utilizzare link esterni come segnale di classificazione.

62. Elenchi puntati o numerati: Questo tipo di elenchi aiutano a suddividere i contenuti per i lettori.

Google probabilmente è d’accordo e potrebbe preferire contenuti con elenchi puntati o numerati.

63. Priorità di pagina nella Sitemap: La priorità di una pagina tramite il file sitemap.xml può influenzare il posizionamento.

64. Troppi link in uscita: Google dice a riguardo:

“Alcune pagine utilizzano troppi link, questo non fa altro che distorcere l’attenzione dal contenuto principale.”

65. Quantità di altre keywords per il Page Rank: Se la pagina si classifica per diverse altre parole chiave, potrebbe dare a Google un segno interno di qualità.

66. Età della pagina: Sebbene Google preferisca contenuti nuovi, una pagina più vecchia che viene regolarmente aggiornata può performare meglio di una nuova pagina.

67. Layout intuitivo: Citando nuovamente il documento sulle linee guida sulla qualità di Google:

“Un layout di alta qualità permette una visualizzazione immediata del contenuto principale.”

68. Domini parcheggiati: Un aggiornamento di Google nel dicembre del 2011 ha ridotto la visibilità della ricerca dei domini parcheggiati.

69. Contenuto utile: Google può distinguere tra contenuto di qualità e contenuto utile.

Fattori di livello del sito

70. Contenuto di valore con approfondimenti unici: Google ha dichiarato di essere felice di penalizzare i siti che non apportano nulla di nuovo.

71. Pagina contatti: Google afferma che preferisce siti con una quantità appropriata di informazioni di contatto.

Assicurati che le informazioni di contatto corrispondano alle tue informazioni su whois.

72. Trust di dominio: Molti esperti SEO credono che il trust sia un fattore fondamentale.

Google sembra confermarlo con un brevetto intitolato “Classifica dei risultati di ricerca basato sulla fiducia”.

73. Architettura del sito: Un’architettura di sito ben congegnata (ad esempio una struttura a silos) consente a Google di organizzare tematicamente il contenuto.

Può anche aiutare Googlebot ad accedere e indicizzare tutte le pagine del tuo sito.

74. Aggiornamenti del sito: Molti specialisti SEO credono che gli aggiornamenti, in particolare quando vengono aggiunti nuovi contenuti al sito, funzionino come un fattore di freschezza.

Sebbene Google abbia recentemente negato di utilizzare la “frequenza di pubblicazione” nel proprio algoritmo.

75. Presenza di una Sitemap: Una sitemap aiuta i motori di ricerca a indicizzare le tue pagine più facilmente e in modo più approfondito, migliorando la visibilità.

76. Uptime del sito: Un tempo prolungato di inattività dovuta alla manutenzione del sito o a problemi del server può danneggiare il posizionamento.

77. Ubicazione del server: La posizione del server influisce sulla velocità di caricamento del sito. Più sarà lontana la sua posizione dalla richiesta e più il tempo di caricamento potrebbe prolungarsi.

78. Certificato SSL: Google ha confermato che utilizzare l’HTTPS è un fattore di ranking.

Secondo Google, tuttavia, HTTPS agisce solo come “tie-break”.

Ciò vuol dire che se ti trovi a competere con un altro articolo molto simile al tuo ma con HTTP hai più probabilità di posizionarti sopra di lui se utilizzi HTTPS.

79. Termini di servizio e pagine sulla privacy: Queste due pagine aiutano a comunicare a Google che un sito è un membro affidabile di Internet. Possono anche contribuire a migliorare l’E-A-T del tuo sito.

80. Meta informazioni duplicate: Le meta-informazioni duplicate sul tuo sito potrebbero ridurre la visibilità delle tue pagine.

Puoi controllare questo dato tramite la Google Search Console.

81. Bradcrumbs: Questo è uno stile di architettura del sito user-friendly che aiuta gli utenti (e i motori di ricerca) a sapere dove si trovano in un sito.

Breadcrumbs di navigazione

Ecco cosa dice Google a proposito dei breadcrumbs:

“La ricerca di Google utilizza i markup dei breadcrumbs di una pagina web per classificare le informazioni nei risultati di ricerca.”

82. Ottimizzazione mobile: Più della metà di tutte le ricerche vengono effettuate con un dispositivo mobile.

Proprio per questo Google ha deciso di iniziare a penalizzare tutti quei siti non ottimizzati correttamente su smartphone.

83. YouTube: Non c’è dubbio che i video di YouTube ricevano un trattamento preferenziale nelle SERP (probabilmente perché è lo stesso Google a possederlo).

In effetti, il traffico su YouTube è aumentato in modo significativo dopo l’introduzione di Google Panda.

84. Usabilità del sito: Un sito difficile da usare o da navigare può danneggiare indirettamente le classifiche riducendo il tempo di permanenza medio sul sito, le pagine visualizzate e la frequenza di rimbalzo (in altre parole, i fattori di classifica RankBrain).

85. Utilizzo di Google Analytics e Google Search Console: Alcuni pensano che avere questi due programmi installati sul tuo sito possa migliorare l’indicizzazione della tua pagina.

Possono anche influenzare direttamente le classifiche fornendo a Google più dati con cui lavorare (ad es. Frequenza di rimbalzo più accurata, indipendentemente dal fatto che tu ottenga o meno traffico di riferimento dai tuoi backlink, ecc.). Detto questo, Google ha negato questo come un mito.

Google ha però negato tutto in questo video.

86. Recensione degli utenti e reputazione del sito: La reputazione di un sito gioca un ruolo importante nell’algoritmo di Google.

Google ha persino pubblicato uno schema di come usano le recensioni online.

87. Età del collegamento tra domini: I backlink più “giovani” hanno meno hanno meno rilevanza rispetto a backlink più “anziani”.

88. Numero totale di backlink: Il numero totale di backlink che puntano al tuo sito vengono considerati com un fattore di classificazione molto importante per Google.

Più backlink in entrata = Maggiore autorità di dominio.

89. Numero di collegamenti da IP di classe C separati: I collegamenti da indirizzi IP di classe C separati suggeriscono una più ampia gamma di siti collegati a te, il che può aiutare con le classifiche.

90. Numero di pagine con backlink: Il numero totale di pagine con backlink (anche dello stesso dominio) hanno un impatto sul posizionamento.

91. Backlink anchor text: Come indicato in questa descrizione dell’algoritmo originale di Google:

“In primo luogo, le ancore spesso forniscono descrizioni più accurate delle pagine Web rispetto alle pagine stesse.”

Aggiungendo dei collegamenti ad ulteriori pagine indichiamo quindi a Google che teniamo al lettore e che vogliamo metterlo a conoscenza di particolari anche più approfonditi.

Come sempre però è bene non esagerare, altrimenti potremmo essere identificati come un sito webspam.

92. Tag alt (per immagini): Il testo alternativo funge da testo di ancoraggio per le immagini.

93. Backlink da domini .edu o .gov: Matt Cutts ha dichiarato che i TLD non tengono conto dell’importanza di un sito. E Google ha detto che “ignorano” molti link .edu.

Tuttavia, ciò non impedisce ai SEO di pensare che ci sia un posto speciale nell’algoritmo per i TLD .gov e .edu.

94. Autorità della pagina del backlink: L’autorità (PageRank) della pagina di riferimento è stata un fattore di classificazione estremamente importante sin dai primi giorni di Google e lo è ancora.

95. Autorità del dominio del backlink: L’autorità del dominio di riferimento può svolgere un ruolo indipendente nel valore di un collegamento.

96. Backlink da competitor: I collegamenti da altre pagine in classifica nella stessa SERP possono essere più preziosi per il posizionamento di una pagina per quella particolare parola chiave.

97. Collegamenti da siti web “previsti”: Sebbene non sia proprio chiaro, alcuni specialisti SEO ritengono che Google non si fiderà completamente del tuo sito fino a quando non otterrai un pò di backlink premeditati dai tuoi competitor.

98. Backlink qualitativamente poco buoni: I backlink di qualità non buona che reindirizzano al tuo sito possono danneggiare il suo posizionamento.

99. Guest posts: Sebbene i backilink tramite guest posts continuino a dare valore, probabilmente non sono così potenti come i link più naturali.

100. Backlink provenienti dagli annunci: Secondo Google, i collegamenti dagli annunci non dovrebbero essere seguiti. Tuttavia, è probabile che Google sia in grado di identificare e filtrare i link seguiti dagli annunci.

101. Autorità della homepage: I backlink generati dalla homepage a un altro sito hanno una rilevanza maggiore rispetto ai backlink generati da una pagina nascosta in profondità sotto l’architettura del tuo sito.

102. Link nofollow: Questo è uno degli argomenti più controversi in materia di SEO. Ecco le parole ufficiali di Google relative a questa materia:

“In genere, non li seguiamo.”

Il che suggerisce che lo fanno… almeno in alcuni casi.

Inoltre, avere una certa percentuale di link nofollow può anche indicare un sito più naturale con link di tutti e due i tipi (dollow e nofollow).

103. Diversità di provenienza dei backlink: Avere una percentuale innaturalmente elevata di link provenienti da un’unica fonte (ad es. da forum, da commenti su un blog) può essere un segno di webspam.

104. “Link sponsorizzati”: Parole come “sponsorizzato”, “link partners” e “link sponsorizzato” nel link o li vicino, possono ridurre il suo valore.

105. Link testuali: I link incorporati all’interno del contenuto di una pagina sono considerati più “potenti” dei link su una pagina vuota o trovati altrove sulla pagina.

106. Reindirizzamenti 301 eccessivi: I backlink provenienti da reindirizzamenti 301 diluiscono alcuni PageRank, secondo un video di aiuto per i webmaster.

107. Anchor text da backlink interni: Il testo di ancoraggio da un backlink interno è un altro segnale di pertinenza.

I collegamenti interni hanno sicuramente meno peso rispetto a backilink provenienti dall’esterno.

108. Attribuzione del testo del collegamento: Il testo del collegamento (quello che porta in un’altra pagina) può essere utilizzato anche come segnale di rilevanza, seppur debole.

109. TLD con estensione del paese di riferimento: Ottenere backlink da estensioni di dominio di primo livello specifiche del paese (.de, .it, .sp,.fr, ecc.) può aiutarti a posizionarti meglio in quel paese.

110. Posizione dei backlink nel contenuto: I backlink all’inizio di un contenuto possono avere un peso leggermente maggiore rispetto ai backlink posizionati alla fine del contenuto.

111. Posizione dei backlink su una pagina: È importante dove appare un collegamento su una pagina. In genere, un collegamento incorporato nel contenuto di una pagina è più potente di un collegamento nell’area a piè di pagina o nella barra laterale.

112. Pertinenza del backlink: Un backlink proveniente da un sito in una nicchia analoga è significativamente più potente di un backlink proveniente da un sito completamente non correlato.

113. Pertinenza di pagina: Un collegamento da una pagina pertinente passa anche più valore.

114. Parola chiave nel titolo: Google ama i collegamenti dalle pagine che contengono la parola chiave presente nel titolo.

115. Aumento di backlink: Un sito che riceve molti backlink in un tempo ristretto (non troppo ristretto) di solito ottiene un incremento in SERP, in quanto mostra che il sito sta aumentando velocemente di popolarità.

116. Diminuzione di backlink: Questo è il rovescio della medaglia del punto precedente. Se i nostri backlink diminuiranno daremo il segnale di un sito in popolarità decrescente.

117. Collegamenti da pagine “Hub”: l’algoritmo di Hilltop suggerisce che ottenere collegamenti da pagine considerate come ottime risorse (o hub), su un determinato argomento, migliorano il posizionamento.

118. Backlink provenienti da siti di autorità: I backlink provenienti da siti autorevoli sono considerati qualitativamente migliori rispetto a backlink non molto autorevoli.

119. Backlink come fonte di WikiPedia: Anche se i collegamenti sono nofollow, molti pensano che ottenere un collegamento da Wikipedia ti dia un po ‘più di fiducia e autorità agli occhi dei motori di ricerca.

120. Co-occorrenze: le parole che tendono ad apparire intorno ai tuoi backlink aiutano a dire a Google di cosa tratta quella pagina.

121. Età del backlink: Secondo un brevetto Google, i link più vecchi hanno un potere di classificazione maggiore rispetto ai backlink creati di recente.

122. Backlink da siti reali vs “splogs“: A causa della proliferazione dei blog, Google probabilmente, attribuisce più peso ai collegamenti provenienti da “siti reali” che da blog falsi.

123. Backlink naturali: Un sito con dei backlink naturali si posizionerà più in alto e sarà più durevole negli aggiornamenti rispetto a uno che ha utilizzato strategie black hat per creare quei collegamenti.

124. Backlink reciproci: La pagina sugli schemi dei link dice che uno “Scambio eccessivo di backlink” è una cosa da evitare.

125. Backlink ai contenuti generati dall’utente: Google può identificare i contenuti UGC rispetto ai contenuti pubblicati dal proprietario del sito.

Ad esempio, sanno che un link proveniente dal blog ufficiale di WordPress.com è molto diverso da un link di sito.wordpress.com.

126. Backlink da 301: I collegamenti da pagine 301 sono reindirizzamenti che possono perdere un po’ di rilevanza rispetto a un collegamento diretto.

Tuttavia, Matt Cutts afferma che i collegamenti da pagine 301 sono simili ai collegamenti diretti.

127. Utilizzo di schema.org: Le pagine che supportano i microformati possono posizionarsi al di sopra delle pagine senza di essa.

Questo potrebbe essere un aumento diretto o dovuto dal fatto che le pagine con microformattazione abbiano un CTR SERP più elevato.

128. TrustRank del sito del backlink: L’affidabilità del sito che ti collega determina la quantità di “TrustRank” che ti viene trasmessa.

129. Numeri di backlink in uscita dalla pagina: Una pagina con centinaia di backlink esterni passa meno PageRank rispetto a una pagina con una manciata di collegamenti in uscita.

130. Backlink dai forum: A causa dello spamming di livello industriale, Google può svalutare significativamente i collegamenti dai forum.

131. Conteggio delle parole del contenuto da cui arriva il backlink: Un collegamento da un articolo di 1000 parole è in genere più prezioso di un collegamento di un articolo da 100 parole.

132. Qualità del backlink dal tipo di contenuto: I collegamenti provenienti da contenuti scritti in modo non corretto non valgono tanto quanto i collegamenti da contenuti ben scritti.

133. Backlink a un sito: Matt Cutts ha confermato che i collegamenti a livello di sito sono “compressi” per essere conteggiati come un singolo collegamento.

Interazione dell’utente

134. RankBrain: RankBrain è l’algoritmo AI di Google. Molti credono che il suo scopo principale sia misurare il modo in cui gli utenti interagiscono con i risultati di ricerca (e classificare i risultati di conseguenza).

135. Percentuale di clic organici per una parola chiave: Secondo Google, le pagine che vengono cliccate di più in CTR potrebbero ottenere un aumento nelle SERP per quella particolare parola chiave.

136. CTR organico per tutte le parole chiave: il CTR organico di un sito per tutte le parole chiave per cui può essere classificato potrebbe essere definito come un segnale di interazione dell’utente (in altre parole, un “punteggio di qualità” per i risultati organici).

137. Frequenza di rimbalzo (bounce rate): Non tutti gli specialisti SEO concordano sul fatto che la frequenza di rimbalzo conti.

Ma potrebbe essere utilizzata da Google come fattore di qualità del contenuto.

Una frequenza di rimbalzo alta potrebbe infatti indicare un contenuto qualitativamente scarso, ma questo dipende dai casi e dal tipo di pagina presa in esame.

138. Traffico diretto: È confermato che Google utilizza i dati di Google Chrome per determinare quante persone visitano il sito (e con quale frequenza).

I siti con molto traffico diretto sono probabilmente siti di qualità superiore rispetto ai siti che ottengono un traffico diretto molto ridotto.

139. Traffico abituale: I siti con visitatori abituali possono ottenere un aumento del ranking di Google.

140. Pogosticking: “Pogosticking” è un tipo speciale di rimbalzo. In questo caso, l’utente fa clic su altri risultati della ricerca nel tentativo di trovare la risposta alla propria query.

Se l’utente passa all pagina successiva molto probabilmente non avrà trovato l’informazione che cercava e i motori di ricerca potrebbe penalizzare il tuo posizionamento.

141. Siti bloccati: Google ha interrotto questa funzione in Chrome. Tuttavia, Panda ha utilizzato questa funzione come segnale di qualità. Quindi Google può ancora utilizzarne una variante.

142. Segnalibri di Chrome: Sappiamo che Google raccoglie i dati di utilizzo del browser di Chrome. Le pagine che vengono aggiunte ai segnalibri su Chrome potrebbero avere un ranking maggiore.

143. Numero di commenti: Le pagine con molti commenti indicano a Google che queste ultime presentano un buon contenuto.

In effetti, un googler ha detto che i commenti possono aiutare “molto” con le classifiche.

144. Tempo di sosta: Google presta molta attenzione al “tempo di permanenza” di un utente.

Più tempo trascorre un visitatore sulla tua pagina, più Google penserà che il contenuto di quest’ultima sarà qualitativamente buono.

Tutto questo porterà ad un aumento del posizionamento della pagina in questione.

Regoli speciali per l’algoritmo di Google

145. La query merita “freschezza”: Google offre alle nuove pagine una spinta per determinate ricerche.

146. La query merita diversità: Google può aggiungere diversità a una SERP per parole chiave uguale ma con significato diverso (omonimi).

147. Cronologia utente sul browser: Probabilmente lo hai notato anche tu. I siti web che visiti spesso ricevono un incremento SERP per le tue ricerche.

148. Cronologie di ricerca per l’utente: La catena di ricerca influenza i risultati della ricerca per le ricerche successive.

Ad esempio, se cerchi “recensioni” e poi “cucine”, è più probabile che Google classifichi i siti di recensioni di cucine più in alto nelle SERP.

149. Snippet in primo piano: Secondo uno studio di SEMRush, Google sceglie il contenuto snippet in base a una combinazione di lunghezza del contenuto, formattazione, autorità della pagina e utilizzo dell’HTTPS.

150. Targeting geografico: Google privilegia i siti con un IP del server locale e l’estensione del nome di dominio specifica del Paese.

151. Ricerca sicura: I risultati di ricerca che contengono parolacce o contenuti per soli adulti non verranno visualizzati per le persone con la ricerca sicura attivata.

152. Parole chiave “YMYL”: Google ha standard di qualità dei contenuti più elevati per le parole chiave “Your Money or Your Life”.

153. Reclami DMCA: Google “affianca” le pagine con legittimi reclami DMCA.

154. Diversità dei domini: Il cosiddetto “aggiornamento di Bigfoot” avrebbe aggiunto più domini a ciascuna pagina SERP.

155. Ricerche transazionali: Google a volte visualizza risultati diversi per le parole chiave correlate allo shopping, come le ricerche di voli.

156. Ricerche locali: Per le ricerche locali, Google posiziona spesso i risultati locali sopra le SERP organiche “normali”.

157. Riquadro storie principali: Alcune parole chiave attivano un riquadro di storie principali.

158. Preferenza per i grandi marchi: Dopo l’aggiornamento di Vince, Google ha iniziato a dare una spinta ai grandi marchi per determinate parole chiave.

159. Risultati dello shopping: Google a volte visualizza i risultati di Google Shopping in SERP organiche.

160. Risultati delle immagini: Le immagini di Google a volte appaiono nei normali risultati di ricerca organici.

161. Google Easter Eggs: Google ha una dozzina di questi tipi di risultati.

Ad esempio, quando cerchi “Atari Breakout” nella ricerca delle immagini di Google, i risultati della ricerca si trasformano in un gioco giocabile.

162. Risultati singoli per brand: Parole chiave orientate al dominio o al marchio generano diversi risultati dallo stesso sito.

163. Payday Loans Update: questo è un algoritmo progettato per ripulire query di ricerca con molti contenuti spam.

Segnali del brand

164. Anchor text con il nome del brand: Il testo di ancoraggio con il brand è un segnale semplice ma forte.

165. Ricerche del brand: Se le persone cercano il tuo marchio su Google, questo mostra a Google che il tuo sito è un vero brand.

166. Brand + ricerche per parole chiave: Le persone cercano una parola chiave specifica insieme al tuo brand (ad esempio: “Matteo Feduzi fattori ranking Google”)?

In tal caso, Google potrebbe fornirti un aumento delle classifiche quando gli utenti cercano la versione senza brand di quella parola chiave su Google.

167. Il sito ha una pagina Facebook e un bottone “mi piace”: I brand tendono ad avere pagine Facebook con molti mi piace, utilizza questo a tuo favore sfruttando anche il fenomeno della riprova sociale.

168. Pagina ufficiale Instagram: Anche qui, come riportato nel punto precedente puoi sfruttare le stesse analogie.

169. Il sito ha un profilo Twitter con follower: Usufruisci anche qui delle stesse analogie riportate al punto 167.

170. Pagina ufficiale della società Linkedin: Usufruisci anche qui delle stesse analogie riportate al punto 167.

171. Autorità: Nel febbraio del 2013, il CEO di Google Eric Schmidt ha affermato che:

“Nei risultati di ricerca, le informazioni legate ai profili online verificati verranno classificate più in alto rispetto ai contenuti senza tale verifica, il che comporterà per la maggior parte degli utenti la selezione sui risultati migliori (verificati).””

172. Legittimità degli account sui social media: un account sui social media con 10.000 follower e con poca interazione è probabilmente interpretato in modo molto diverso rispetto a un altro account con 10.000 follower ma con molta interazioni.

In effetti, Google ha depositato un brevetto per determinare se gli account dei social media sono reali o falsi.

173. Menzioni del brand sulle notizie in evidenza: I brand di grandi dimensioni vengono quasi sempre citati sulle notizie in evidenza.

In effetti, alcuni brand hanno persino un feed di notizie proprio, sulla prima pagina.

174. Menzioni non collegate al brand: Molti brand vengono menzionati senza essere collegati. Probabilmente Google considera comunque le citazioni dei brand non ipertestuali come un segnale di autorità.

175. Posizione del brand: Le imprese reali hanno una sede. È possibile che Google richieda dati sulla posizione per determinare se un sito è o meno un grande marchio.

Fattori di webspam On-site

176. Penalità dell’algoritmo Panda: I siti con contenuti di bassa qualità (in particolare le cosiddette “Content Farm“) sono meno visibili nella ricerca dopo essere stati colpiti da una penalità di Panda.

177. Backlink provenienti da “quartieri cattivi”: Tutti i collegamenti provenienti da siti di bassa qualità possono danneggiare la visibilità del nostro sito web.

178. Reindirizzamenti: I reindirizzamenti “subdoli” sono un grande punto a sfavore. Se vengono scoperti, puoi ottenere non solo un sito penalizzato, ma anche de-indicizzato.

179. Popup o annunci: Il documento ufficiale sulle linee guida di Google Rater afferma che i popup e gli annunci di distrazione sono un segno di un sito di bassa qualità.

180. Popup invasivi: Google può penalizzare i siti che visualizzano popup invasivi a tutta pagina, agli utenti di dispositivi mobili.

181. Ottimizzazione eccessiva del sito: Hai letto bene, Google penalizza le persone per l’ottimizzazione eccessiva del sito.

Ciò include: riempimento di parole chiave, riempimento di tag di intestazione, eccessiva decorazione di parole chiave.

182. Contenuto Gibberish: un brevetto di Google delinea come può identificare i contenuti “gibberish”, cioè i contenuti senza senso.

È utile per filtrare i contenuti generati automaticamente dal loro indice ed oscurarli.

183. Pagine doorway: Questi elementi sono negativi per gli utenti perché possono rimandare a diverse pagine simili nei risultati di ricerca dell’utente, dove ogni risultato rimanda fondamentalmente l’utente alla stessa destinazione.

Possono inoltre indirizzare gli utenti a pagine intermedie non utili quanto la destinazione finale.

184. Annunci above the fold:L’algoritmo del layout di pagina” penalizza i siti con molti annunci (e con poco contenuto) above the fold.

185. Nascondere i collegamenti di affiliazione: Quando si nascondo troppi link di affiliazione (specialmente con il clocking) potresti imbatterti in una penalità.

186. Fred: Questo è un soprannome dato a una serie di aggiornamenti Google a partire dal 2017.

Fred prende di mira siti con contenuti di basso valore che mettono le entrate al primo posto, ancor prima dell’aiutare i propri visitatori.

187. Siti di affiliazione: non è un segreto che Google non sia il più grande fan dei siti di affiliate. E molti pensano che i siti che monetizzano con questi programmi di affiliazione siano sottoposti a ulteriori controllo.

188. Contenuti generati automaticamente: Google odia comprensibilmente i contenuti generati automaticamente. Se sospettano che il tuo sito stia utilizzando contenuti generati dal computer, potrebbe comportare una sanzione o una deindicizzazione.

189. Scultura troppo avanzata del PageRank: Creando una rete PageRank troppo avanzata (con tutti i link in uscita come nofollow) potresti dare un segnale negativo.

190. Indirizzo IP contrassegnato come spam: Se l’indirizzo IP del tuo server è contrassegnato come spam, potrebbe influire si tutti i siti di quel server.

191. Spamming con meta tag: Il riempimento delle parole chiave può verificarsi anche nei metatag.

Se Google pensa che stai aggiungendo parole chiave al tuo titolo o ai tag di descrizione in modo eccessivo nel tentativo di giocare “sporco”, potrebbe colpire il tuo sito con una penalità.

Fattori webspam Off-site

192. Sito compromesso: Se il tuo sito viene violato può essere eliminato dai risultati della ricerca.

193. Afflusso innaturale di backlink: Un afflusso improvviso (e innaturale) di backlink è un chiaro segno di collegamenti falsi.

194. Penalità dell’algoritmo Penguin: I siti colpiti da Google Penguin sono significativamente meno visibili nella ricerca. Anche se, a quanto pare, Penguin ora si concentra maggiormente sul filtraggio dei collegamenti errati anziché sulla penalizzazione di interi siti Web.

195. Percentuale elevata di backlink di bassa qualità: Un sacco di collegamenti di bassa qualità possono derivare da strategie black hat (come commenti sul blog e profili su forum).

196. Backlink provenienti da siti web non correlati: Un’alta percentuale di backlink da siti non correlati può aumentare le probabilità di una penalità manuale.

197. Avviso di link non naturali rilevati: Se hai ricevuto tramite la Google Search Console molti messaggi che rilevavano dei collegamenti non naturali potresti ricevere un netto calo del traffico.

198. Collegamenti da directory di bassa qualità: Secondo Google, i backlink provenienti da directory di bassa qualità possono comportare una penalizzazione.

199. Collegamenti widget: Google controlla attentamente i link generati automaticamente quando un utente inserisce un widget all’interno del proprio sito.

200. Collegamenti dallo stesso IP di classe C: Ottenere una quantità innaturale di collegamenti da siti dello stesso IP del server può aiutare Google a determinare che i tuoi collegamenti provengono da una tua rete.

201. Anchor text “avvelenato”: Avere un testo di ancoraggio “avvelenato” puntato sul tuo sito può essere considerato un segno di spam o un sito compromesso. In ogni caso, può danneggiare il posizionamento del tuo sito.

202. Link non naturali: Un brevetto di Google del 2013 descrive come Google può identificare se un afflusso di link a una pagina è legittimo o meno. Quei collegamenti innaturali possono essere quindi svalutati.

203. Collegamenti da articoli e comunicati stampa: I collegamenti dagli articoli e da i comunicati stampa sono stati abusati al punto che Google ora considera queste due strategie di costruzione di collegamenti uno schema di collegamento abusivo in molti casi.

204. Azioni manuali: ce ne sono di diversi tipi, ma la maggior parte sono legati alla costruzione di collegamenti black hat.

205. Link di vendita: Essere scoperti a vendere backlink può danneggiare la tua visibilità su Google.

206. Google Sandbox: I nuovi siti che ottengono un afflusso improvviso di collegamenti vengono talvolta inseriti in Google Sandbox, il che li limita temporaneamente sulla visibilità della ricerca.

207. Google Dance: Google Dance può scuotere temporaneamente le classifiche. Secondo un brevetto di Google, questo potrebbe essere un modo per determinare se un sito sta tentando o meno di soggiogare l’algoritmo.

208. Strumento Disavow: L’uso dello strumento Disavow può rimuovere una sanzione manuale o algoritmica per i siti che sono stati vittime di SEO negativo.

209. Richiesta di riconsiderazione: una richiesta di riconsiderazione corretta può rimuovere una penalità.

210. Schemi di collegamento temporanei: Google ha attirato l’attenzione di persone che creano e rimuovono rapidamente collegamenti spam. Conosciuto anche come schema di collegamento temporaneo.

Conclusioni

Una bella lista, non credi? Sono tanti, lo so, ma con un pizzico di pazienza sono sicuro che potrai migliorare il tuo posizionamento su Google.

Conoscevi tutti questi fattori di posizionamento?

Fammelo sapere nei commenti, mi raccomando!

Un abbraccio,

Matteo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *